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Il profumo di Patrick Suskind: Recensione libro 

Penso di essere una delle poche persone che non ha letto il libro di Süskind o visto il film diretto da Tom Tykwer, non sapendo nulla della storia del geniale e famigerato Grenouille, un francese del XVIII secolo dotato di uno straordinario senso di odore.

Ho continuato a evitare il film perché speravo di leggere il libro – un circolo vizioso perpetuato negli anni, dal quale sono emersa solo di recente. Un giorno ho trovato il libro all’antiquariato e l’ho aperto: mi è bastato leggere i primi paragrafi per essere completamente assorbito dal mondo immaginato dall’autore, dal quale non volevo uscire fino a quando non sono arrivato in finale.


Recensioni libro Il profumo di Patrick Suskind


E quanto sono soddisfatta di aver finalmente letto “Il profumo”, che vedo come una delle storie di riferimento della letteratura! Perché lo percepisco in questo modo? Perché l’idea alla base del libro mi sembra originale e sviluppata il più fedele possibile, e l’esecuzione sale al livello dell’idea. È un libro quasi impeccabile, scolpito nei minimi dettagli, una storia breve e mirata in cui tutto scorre con naturalezza e si collega in modo credibile.

Recensioni Il profumo di Patrick Suskind

Ero più attratta dal fatto che fosse bizzarro e, non di rado, grottesco e oltraggioso. E inoltre il romanzo mi ha fatto guardare la composizione del mondo e del corpo umano da un’angolazione inaspettata, ponendo le premesse “come se” e offrendo una prospettiva memorabile che non dimenticherò troppo presto.


Potrei fare un lungo elenco di ciò che mi è piaciuto di questo libro, a partire dalla scrittura di Patrick Süskind e da come costruisce il suo personaggio, proseguendo con dettagli sulla vita nella Francia del XVIII secolo e informazioni molto interessanti sulla creazione di essenze e profumi, per finire con l’aura di credibilità dell’intera vicenda, che ti lascia convinto che un uomo come Jean-Baptiste Grenouille potrebbe un giorno esistere, se non esistesse già, perso nelle nebbie della storia.


Tutto mi sembrava così naturale (non sarebbe stato escluso che una tale capacità apparisse a un certo punto, attraverso un’anomalia genetica o una manipolazione di laboratorio), che non mi venne in mente di classificare la storia di Grenouille come fantastica.

Avevo letto un altro libro dell’autore tedesco, “Il piccione”, altrettanto breve e concentrato, su una giornata nella vita di un residente parigino, la cui esistenza meticolosamente pianificata è sconvolta dall’apparizione di un uccello. E in “Il profumo”, Süskind si traduce in modo molto veritiero nella pelle di un personaggio atipico e asociale, con la tendenza ad isolarsi dal mondo, di cui persegue le complicate esperienze e il corso imprevedibile – ma la posta in gioco di questo romanzo è ovviamente molto più alta.


Ci sono molte persone sole e disadattate, ma Jean-Baptiste Grenouille (che in francese significa “rana” o “salvadanaio”) è un personaggio del tutto originale: un bastardo nato a Parigi nel 1783 e dotato di un olfatto straordinario. A poco a poco, incontreremo questo strano ometto che percepisce miasmi e odori che rimangono impercettibili ai comuni mortali. Il suo senso dell’olfatto è così forte che li ha atrofizzati e, in una certa misura, ha sostituito gli altri.

Il profumo recensione libro

Né la musica, né il gusto, né la bellezza della natura o di un volto umano suscitano in lui una piccola gioia interiore, e l’unica cosa che lo commuove è la scoperta di un nuovo aroma, fino ad ora sconosciuta. Per lui, il mondo è un infinito “vocabolario di profumi che gli ha permesso di formare una serie di frasi olfattive quasi a suo piacimento”.

E quello che finirà per fare per possedere un certo profumo che raggiunge la perfezione è allo stesso tempo scioccante, grottesco e disgustoso. Ho l’impressione che la percezione e l’apprezzamento del libro siano molto legati al modo in cui ci relazioniamo a Grenouille.


Sebbene sia un personaggio essenzialmente detestabile, lo scrittore lo presenta in modo tale da riuscire a suscitare sentimenti ambigui da parte del lettore. Io, per esempio, oscillavo tra antipatia, pietà, disgusto ed empatia verso il protagonista, e alla fine mi sono in qualche modo riconciliata con tutto ciò che rappresentava: una strana combinazione di sublime e abominevole.

Attraverso la scena in cui Grenouille viene lacerato e divorato, il personaggio si lava il cervello dalla malvagità, crudeltà e disumanità, riscattando così i suoi peccati – anche se, per lui, il suicidio non ha questo ruolo, ma è un modo per lasciare il mondo su chi la odia, dove non ha trovato né il suo posto né il suo significato, e l’unico scopo per cui meritava di vivere si è rivelato un trionfo insopportabile.


Libro recensioni Il profumo

Anche se Grenouille sia in prima linea nella narrazione, Patrick Süskind non trascura gli altri suoi personaggi, disegnando alcuni gustosi ritratti, che portano la storia ancora più sale e pepe: Madame Gaillard, morta dentro, che gestisce una pensione per orfani; il profumiere Baldini, con la sua bottega piena di odori, un uomo conservatore e pieno di principi, che non gli impedisce di sfruttare e ingannare; Console Richis, che fa qualsiasi cosaper difendere il suo bene più prezioso.


Sullo sfondo di queste storie si delinea la Parigi del XVIII secolo, che Süskind riporta in vita con tocchi brevi ma sostanziali: una città affollata e sporca, assalita da migliaia e migliaia di odori, con case alte, incollate insieme e strade strette e buie, con un fetore infernale diffuso dai cadaveri del Cimitero degli Innocenti.


La più interessante è stata la storia del ponte Pont au Change, che un tempo ospitava case e negozi, e nel XVIII secolo era “uno degli indirizzi commerciali più raffinati della città”. Certo, ho subito cercato su internet ulteriori informazioni, perché ero molto curiosa di come fosse il ponte prima della demolizione degli edifici, nel 1786.


La cosa che mi ha affascinato e che ho pensato innumerevoli volte da quando ho finito il romanzo è come un senso olfattivo esasperato possa compensare altri sensi, e persino superare i loro doveri: in un’oscurità perfetta, dove la vista è inutile, dà la misura delle distanze dall’intensità degli odori; muri e porte non sono più un ostacolo, perché il naso può intuire cosa c’è oltre; viene a sapere dell’arrivo di qualcuno da grande distanza prima che i suoi occhi e le sue orecchie lo percepiscano.

Non mi ha infastidito il fatto che lo scrittore non ci presenti la storia dal punto di vista delle vittime. Quelle vergini con un destino infelice rimangono come Grenouille le percepisce: banali vasi animati in cui sono racchiuse essenze preziose, niente di più.

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